Il 31 ottobre alle 17.30 la Festa del Cinema di Roma ha avuto Chuck Palahniuk per l’Incontro Ravvicinato con il pubblico all’Auditorium Parco della Musica.

Lo scrittore di Fight Club ha incontrato la stampa nel primo pomeriggio, parlando della sua scrittura, dei suoi interessi e del successo che ha avuto.

Dopo aver frequentato la scuola di giornalismo all’Università dell’Oregon, ha iniziato a lavora in fabbrica; solo una volta superati i trent’anni ha seguito un corso di scrittura con Tom Spanbauer che lo ha indirizzato verso i romanzi a noi noti.

In conferenza stampa si è analizzato il rapporto tra letteratura e cinema, due linguaggi che si incontrano nel concept, ma che inevitabilmente devono proseguire due strade diverse. Il cinema addolcisce, se così possiamo dire, il racconto, mettendo in luce altri aspetti. C’è per esempio chi ama il libro e chi il film di Fight Club, che tra l’altro è diventato un cult solo dopo, la sua uscita è stata un vero flop. L’autore ci anticipa che i produttori di American Horror Story hanno acquisito i diritti di Invisible Monsters: come sarà accolto stavolta dal pubblico? Sicuramente il modo migliore resta conoscere entrambi e apprezzarli come mezzi differenti.

“I film devono essere visti da un gran numero di persone per fare soldi” dice Palahniuk, mentre i libri devono rispettare meno vincoli, così ha avuto la possibilità di scrivere “su temi che non potevano essere al cinema, perché forti”. Oltre alla scrittura ha sperimentato anche il fumetto per Fight Club, che per lo stesso motivo lo ha utilizzato per mostrare delle situazioni “che sarebbero state offensive sullo schermo”.

Questa scrittura forte e diretta colpisce il pubblico, infatti ci sono stati degli episodi di svenimento durante le sue letture

"sono svenute  durante una lettura anche 18 persone a Brighton, in Inghilterra, al magazzino dove portai il racconto. In totale, però, in una tournée ne sono svenute 72 di persone, ma lì erano centinaia i presenti".

“C’è un mio racconto Guts, di undici pagine, che ho letto a Milano. Uno si è alzato in piedi sentendosi umiliato e io mi sono sentito a disagio. Se si descrivesse il calamaro, nessuno lo vorrebbe mai mangiare” così è lo stile di Palahniuk, una descrizione che mette a nudo la realtà, svelando le ipocrisie, spogliandola di sentimenti per poterla guardare per ciò che è. “Quando è uscito La Lotteria di Shirley Jackson (1948) sul New Yorker il pubblico ha avuto una reazione furiosa. In centinaia volevano sospendere l’abbonamento. Ecco, io sono sempre stato attratto da questo effetto e ho voluto scrivere delle storie così. Voglio mostrare il potere delle storie, senza musica, né recitazione, come venivano raccontate intorno al fuoco: le storie di orrore per adulti”.

La sua narrazione cruda spesso esplora la violenza, sconvolgendo i suoi lettori, ma soprattutto dipingendola senza mezzi termini. “Per me la violenza è sempre consensuale, perché due persone hanno scelto di avere uno scambio del genere. Voglio creare un contesto in cui chiedersi quanto si può sopravvivere alla violenza”. L’attenzione è focalizzata sul ricevente, non su chi la pratica. “Tutti i miei libri contengono violenza, droghe o malattia, perché voglio arrivare al lettore non solo intellettualmente, ma fisicamente, le uso come mezzo”.

Chuck Palahniuk non drammatizza, ma mette in scena il dramma, il dolore, affinché le parole possano volar via dalla pagina e arrivare dritte a chi legge. Uno scrittore deve curare il rapporto con i propri lettori, deve capire ciò che vogliono e darglielo nella maniera più naturale. Lui lo fa molto bene ed è bello vedere anche come si dedica ai suoi fans, come si ferma a parlare con loro e firmargli quei libri che sono molto più di carta stampata.

 

 

 

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