Come un incantatore di serpenti Francesco Leineri fa uscire sul palco i personaggi/pupazzi di Dreams of dreams.

Luigi Biava, Giorgio Coppone, Bianca Friscelli, Antonio Orlando, Carola Wilson Ripani e Giulia Trippetta indossano le maschere di cartapesta per parlare un linguaggio universale: quello del corpo.

Lo spettacolo non prevede parole, è versatile in tutto il mondo (ha appena attraversato infatti un tour in Germania, Repubblica Ceca e India), i personaggi guidati dalla musica dal vivo esplicano le loro intenzioni tramile la mimica corporea.

C'è chi si innamora, chi fugge, chi vende e chi ruba, chi lotta e chi esergica il suo potere con la violenza o con la magia. Un piccolo universo incasellato in un palco nero, unici protagonisti sono le proiezioni di questi individui che fanno prendere corpo al mondo delle idee.

Sembrano quasi cartoni animati, sensazione suscitata non solo dal loro costume e dalla maschera, ma soprattutto dalla musica di Leineri. Le storie sono lineari, accadono poche cose con un andamento lento, quasi per aspettare che tutti capiscano, dai grandi ai piccoli.

L'innamorato appare con un fiore che porge timidamente alla ballerina, al cui odore starnutisce e lo rifiuta. Questa una delle scene tipo, alla Charlie Chaplin, che rendono bene l'idea della costruzione organica. Gli episodi convergono tra di loro, a volte con un processo forzato, a volte si ripetono le medesime soluzioni. L'originalità della sceneggiatura non è tra le virtù di quest'opera, che anzi, ricama fin troppo sullo stesso spunto narrativa.

Giovanni Firpo ha dovuto rinunciare a qualcosa per poter aprirsi alla lettura di differenti culture. Dreams of dreams avrà la possibilità di mettersi alla prova e megliorarsi con le andate in scena. Per ora resta un piccolo gioiello che sperimenta una strada inconsueta per il teatro a cui siamo abituati. Con delle maschere molto espressive e degli attori che sanno indossarle, con tecnica e passione, coordinando il loro corpo con una vista molto limitata.

 

 

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