Oggi la dodicesima Festa del Cinema di Roma ha ospitato Ian McKellen in occasione della presentazione del documentario McKellen: Playing the Part.

Prima di incontrare il suo vasto pubblico per Incontri Ravvicinati l’attore si è raccontato in conferenza stampa, omaggiando i presenti del grido di battaglia di Gandalf (Signore degli Anelli):

“You shall not pass”.

McKellen mostra un lato timido, si ritiene “la persona meno interessante del mondo” e parlare di lui lo mette in imbarazzo. Eppure le sue risposte sono molto gentile, risponde ben volentieri a tutte le domande, aggiungendo aneddoti e strappando più di qualche risata.

La sua carriera è iniziata con il teatro shakespeariano, prima aveva provata a fare dei provini cinematografici proprio qui, a Roma, ma senza ottenere le parti. Così dal sogno di riempire dei grandi teatri si è ritrovato a lavorare in uno spazio piccolo, a stretta vicinanza con il pubblico, e questo lo ha molto aiutato.

“Mi sono reso conto che recitare non significa riempire un grande teatro, ma comunicare” ci dice.

Tutto accade al momento giusto “non aspettatevi che la vostra carriera decolli da subito, a me è successo a sessant’anni”.

Parla di come ha vissuto il suo outing, gli amici e famigliare che gli sono stati vicini e come questo abbia migliorato le sue performance, perché riusciva a essere più libero. “Quando mi sono dichiarato la mia recitazione ne ha tratto benefici, perché si è se stessi”. Si ha paura di perdere il lavoro, ma non è così e dice di far riferimento alla sua esperienza con Demoni e Dei di Bill Condon.

La sua scelta sessuale, sottolinea, non gli ha impedito di essere un buon attore perché “in realtà recitare significa rivelare e non nascondere. Siamo tutti capaci di essere assassini, di innamorarci, di essere sconsiderati e saggi. Questo lo so perché ho interpretato questi ruoli. Essere gay non mi ha impedito di pensare di amare Giulietta, con la fantasia si può fare tutto”.

Risponde inoltre a una domanda sulla sua volontà di essere padre: “fino a 29 anni non era consentito per me avere figli, quindi ancor meno adottarli. Pensavo che la cosa migliore di essere gay – ironizza – è non avere figli”. Gli piace molto stare con i ragazzi, degli altri però.

Ian McKellen è arrivato al cinema dopo dieci anni di teatro, così gli viene chiesto che rapporto ha con i differenti ambiti espressivi.

“Lavorare nel piccolo teatro, con il pubblico molto vicino è come il cinema. La differenza è che il pubblico rimane fermo, la cinepresa no, questa diventa un altro personaggio [sul set]”.

Mentre per quanto riguarda la scelta dei personaggi dice “a me piace diversificare, una volta interpretato Gandalf, tutte le proposte erano per anziani con la barba lunga (come Dio o Silente [di Harry Potter]). Perché mai dover fare un altro personaggio uguale?!

Voglio qualcosa che mi risulta difficile interpretare, così aumenta l’adrenalina e la mia dipendenza dal regista (il rapporto con lui è molto importante). Ho fatto oltre al teatro e al cinema, televisione, tra cui soap, mi manca solo il musical”.

Per finire ci mostra la sua umanità d’artista rispondendo alla domanda “cosa ti fa paura?”

“Mi fanno paura i politici, le pallottole, la stupidità. Quando si tratta di lavorare non ho paura di nulla. Nel mio lavoro posso volare, tutto è possibile”.

 

 

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