Martedì 30 maggio il teatro Vascello ha accolto sul suo palco Il Muro del Canto, con il loro ultimo album: Fiore de Niente (uscito a marzo 2016).

A riscaldare il pubblico sono stati Ponentino Trio, una band romana che fa delle sue origini il punto di forza. Un vero omaggio alla tradizione popolare e tra una canzone e l’altra ci sono dei piccoli stacchi cabarettistici e letture di poesie. Momenti per scoprire la provenienza di alcuni termini del dialetto come burino o dare una sveglia.

A seguire Emilio Stella e la sua band, che affonda le sue radici nella stessa Roma, ma ci spostiamo dai quartieri di Trastevere alla periferia sud delle case popolari. Vicino allo stile di Mannarino, con un timbro alla Calcutta, riesce a incontrare anche il sound raggae dei Sud Sound System.

Un’allegra apertura che ha scaldato il pubblico tra risate, in un clima da subito familiare.

Non rimane che sentire Il Muro del Canto, il cui nome definisce il loro spirito che prende forma sul palco con la band scheirata sul proscenio. Daniele Coccia alla voce e testi, Alessandro Pieravanti alle percussioni, la batteria e la voce narrante, Ludovico Lamarra al basso elettrico, Eric Caldironi alla chitarra acustica e pianoforte, Giancarlo Barbati Bonanni alla chitarra elettrica e ai cori e Alessandro Marinelli alla fisarmonica. Tutti uguali, tutti vicini, creano una parete che si lascia investire dalla musica, restituendo vibrazioni nostalgiche di un tempo che sfuma. La voce di Daniele Coccia è un inconfondibile richiamo a De André e mentre canta storie è la band a trasportarla in nuovi scenari, tra rock e popolarità.

Oltre all'ultimo album propongono pezzi storici e  E intanto il sole si nasconde di Stefano Rosso, decisamente in linea con la loro musica. Sembrano ballate d’altri tempi, per cui il pubblico non resiste a stare fermo e così si alzano alcune coppie per dondolare tra le poltrone del teatro, le scale e i piccoli passaggi.

Un richiamo malinconico, da quelle storie di carcerati e uomini ubriachi traiamo sentimenti universali e nostri. Tutti soffrono per amore, ma pochi sanno raccontarlo come la privazione della propria libertà, come “la neve su Roma”.

La serata del Vascello è stato un dono a Roma in questo bellissimo mese di maggio; alla sua atmosfera schietta anche se povera, al suo potenziale artistico che cresce ai margini e testimonia la sua storia, più vicina e viva dei marmi del centro storico.

 

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