In occasione della loro partecipazione a Villa Ada Roma Incontra il Mondo Villaggi Possibili con Fratto X il 19 luglio e Anelante il 27 luglio, abbiamo intervistato Antonio Rezza e Flavia Mastrella.

 

Deliradio: I vostri spettatori vengono a vedere Rezza/Mastrella aspettandosi di ritrovare qualcosa che conoscono, il vostro teatro ormai consolidato. Come vi rapportate alle loro aspettative?

 

Flavia Mastrella:

Noi normalmente cerchiamo di offrirgli sempre qualcosa di nuovo. Per noi è molto importante avere questo confronto e crescere nelle cose. Non siamo sedentari.

Noi tutte le volte che iniziamo un nuovo lavoro cerchiamo di cambiare le modalità quindi di raffinare il linguaggio in tutti i sensi. Per esempio abbiamo iniziato con i Quadri di scena che è una realtà bidimensionale e adesso con Anelante invadiamo lo spazio sia con la voce, col corpo, con le forme. È abbastanza diverso dall’inizio. Abbiamo sempre cercato di cogliere il momento storico.

 

Antonio Rezza:

Innanzitutto vengono a vederci perché sanno che trovano qualcosa che non conoscono, noi li stupiamo sempre. Sanno che verranno stupiti. La pressione noi la sentiamo da parte di noi stessi, perché se una cosa non piace a noi il pubblico non la vedrà mai.

Poi un giorno in cui non riusciremo più ad andare a fondo lasceremo perdere, non è che uno deve fare le cose finché non muore.

 

Deliradio: La comunicazione mediatica sta portando a uno sdoppiamento dell’identità, dove l’io virtuale sta vincendo sull’io fisico. Come si può combattere questo annichilimento?

 

Flavia Mastrella:

Penso che sia una fascinazione del momento, del primo momento delle cose. È come invaghirsi della lavatrice. Alla fine l’uomo fortunatamente ha la sua natura.

In questa situazione l’unica funzione che ha l’arte è mettere in moto qualcosa, poi ognuno dentro di sé sveglia quello che vuole. È libertà l’arte.

 

Antonio Rezza:

Io mi sono accorto che se mettiamo la mia faccia sulla pagina di Facebook ci sono 500 visualizzazioni in un’ora. Chi va su Facebook non ama essere stupito, i video riscuotono meno successo.

Non c’è altro di più consueto della vita di una persona, noi siamo molto di più di quello che facciamo. Perché bisogna essere attratti da noi che siamo meno delle nostre opere?! Il problema di questi mezzi di divulgazione è che non celebrano l’arte, celebrano la persona. E ha senso soltanto se la persona è meno di quello che fa e questo non si augura a nessuno. Se un artista è superiore a quello che fa significa che la sua arte non vale niente. Quindi vorremmo far capire “entusiasmatevi di fronte alle opere e non davanti la nostra presenza che vale poco”.

Io detesto questi nuovi mezzi di comunicazione, per fortuna ci sono persone che amano lo stupore più della riconoscibilità. Non è che non esiste più il teatro perché ci sono altri mezzi. Il teatro è anche una magia che non ti fa pensare più a nient’altro.

 

Deliradio: Quest’anno villa Ada incontra il mondo si presenta come Villaggi Possibili. Pensi che sia proprio la piccola comunità e non la metropoli a dar spazio all’arte, con il suo gusto popolare, attraverso un contatto umano diretto?

 

Flavia Mastrella:

Certo lo spazio per l’arte è sempre meno, la stanno cercando di far diventare una terapia invece che un’espressione di pensiero e di personalità, di dignità di una persona e di un modo di pensare.

Adesso fanno arte terapia. Se uno abbassa la soglia dell’asse l’arte diventa ogni cosa, ma non è così. L’arte è quella cosa che riesci a risvegliare nell’altro.

Chi potrebbe essere a decidere cos’è arte o no?

L’artista è quello che resiste e che riesce a portar avanti ciò che fa.

 

Antonio Rezza:

Roma, la città dove noi operiamo, in questo momento non è in grado di dare spazio a nessuno. È una città culturalmente spenta, se non esce da questa intolleranza verso la novità, l’innovazione Roma muore.

Il problema è quando la retroguardia politica che era quella che comandava fino a poco tempo fa, propinava la peggiore merda esistente, poi sono arrivati questi altri che dicevano “noi vigileremo”, ma serve che qualcuno vigili su di loro, loro che propagandavano l’onestà a livello culturale. Queste nuove formazioni politiche ci stanno proponendo la stessa identica merda che proponevano quelli di prima e questo è gravissimo. Non si risolvono solo economicamente le difficoltà di uno Stato. La cultura viene giudicata una cosa che non conta niente e questo passa inosservato. Ho sentito dire che volevano buttare giù l’Eur, ma non c’entra niente l’architettura con la politica che c’era.

Non basta essere onesti per elevare la coscienza di un popolo, l’onestà dovrebbe essere in ognuno di noi.

Io non credo nel potere politico e non voto da vent’anni. Bisogna combattere con le proprie opere.

 

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