Dalla creatività, che Libero De Rienzo chiama “anarchia”, dei diversi componenti, si ha un film divertente e genuino come  Cristian e Palletta contro tutti. Dove gli attori e i tecnici fanno prendere forma al progetto.

La commedia è il genere che ci appartiene, per il nostro spirito leggero e allegro, che ha funzionato tanto per il contrasto con la miseria, forte nel 900. Le difficoltà, i problemi sociali e politici, la povertà e la violenza ora non vengono a mancare, hanno solo avviato nuove dinamiche. Quindi comprendendole si può ancora creare una commedia vivace e nera. Antonio Manzini sembra aver preso proprio questa strada, inserendosi nel genere cerca di tracciare un percorso suo, originale nella sceneggiatura, fantasioso nelle scene.

Libero De Rienzo e Pietro Sermonti dopo Smetto quando voglio, tornano a interpretare i ragazzi senza futuro del XI secolo con Cristian e Palletta contro tutti. In questi ultimi anni il cinema italiano è stato saturo di protagonisti disoccupati, che scelgono la strada breve, senza una guida, i cui sogni vengono infranti. Certamente bisogna parlarne, perché è una situazione che deve cambiare, l'importante è non annoiare il pubblico con cliché. Questo film riesce abbastanza bene in questo. Antonio Manzini con la sua opera prima presenta un testo non contaminata da battute ovvie, che porta a un'ilarità genuina. La sua inesperienza è però evidente nel montaggio, nelle inquadrature e in alcune scelte di direzione, tuttavia questo non lo penalizza.

L'utilizzo della luce gialla per l'ambientazione pugliese è qualcosa di già visto, che poteva funzionare 30 anni fa e mentre i campi totali restituiscono una veridicità, i primi piani sono poco comunicativi. Lo stacco da un'inquadratura all'altra non restituisce lo sguardo di un regista e questo fa sembrare il lungometraggio lento e poco dinamico. Le scene del viaggio in macchina però, e soprattutto l'avventura al circo, trovano un loro linguaggio sano, una bellezza narrativa e un umorismo grottesco che conquista lo spettatore.

Cristian (Libero De Rienzo) ha contratto un debito con due uomini del malaffare romano, che non incutono paura ma piuttosto sospetto. Per sanarlo deve fare loro un favore: portare della cocaina in Svizzera. L'unico modo che ha per farlo è seguire un consiglio, cospargere la sostanza di pipì di giaguaro per passare la frontiera. La vera avventura, in cui lo accompagna l'amico Palletta (Pietro Sermonti), sarà alla ricerca del felino. Arriveranno fino in  Puglia, la terra madre della ragazza di Cristian, che sarà un personaggio fondamentale sia per comprendere le inclinazioni dei due ragazzi, sia perché contribuisce a segnare le loro scelte. La storia finirà quasi tragicamente, ed è un peccato che non si arrivi fino in fondo, che si smorzi un finale amaro, per rassicurare un pubblico non abituato.

Mentre Cristian è il trentenne che vive ancora con la madre e non ha la minima voglia di lavorare, Palletta è il ragazzo semplice, lavoratore e romantico. Il primo è insensibile, Teresa lo ama e lo perdona e lui continua a mentire e di questo amore non vediamo neanche un bacio. L'altro che ama Teresa e le dedica citazioni di Antonello Venditti o Max Pezzali viene ignorato e soffre. Mentre cerca di appellarsi ai suoi valori di onestà e rispetto, tutto il mondo gli grida che non funzionano. Senza accorgersene a poco a poco cede anche lui alla strada facile del guadagno e per amore tradisce i suoi stessi valori. Due protagonisti complementari nelle loro opposizioni che seguiamo con piacere, comprendendoli e rattristandoci con loro quando la vita se ne prende beffa. Da Cristian che deve andare a letto con una “balena”, a Palletta che si ritrova dentro una situazione che non merita, ad Alfredo (Rocco Ciarmoli), il circense nano, troppo brutto per trovare l'amore, a Teresa che chiama amore la bella faccia della menzogna. Tra dialetti, caldo e famiglie mafiose vediamo un colorito ritratto dell'Italia che si immagina e nella sua decostruzione si vive.

 

 

(Cinema)
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